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Settembre 2015 - Miti e leggende di un chicco di grano

Dopo il massiccio impiego delle ghiande lavorate, come fonte di nutrimento per le popolazioni nomadi o seminomadi preistoriche, la più grande scoperta alimentare è indubbiamente stata quella dei cereali. Una scoperta che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Diversi miti e leggende hanno raccontato in varie forme l'origine del grano e della sua coltivazione, facendola risalire a 10-12.000 anni fa.
Il Caino biblico è il prototipo del coltivatore agricolo, il cui fratello, Abele, pastore nomade, distrusse il raccolto facendo pascolare il proprio gregge nel campo di grano. Metafora credibile se si considera che l'agricoltura sembra aver avuto inizio, come testimonia il ritrovamento di alcuni rudimentali aratri, intorno all'8.000-7.000 a.C. contemporaneamente in Egitto, Palestina e Mesopotamia. Quest'area, localizzata tra il Mar Mediterraneo, il Mar Nero e il Mar Caspio, può essere considerata la culla delle graminacee attuali. Si ritiene che intorno al 10.000 a.C. in quella mezzaluna di terra fertile che si estende dalla Palestina orientale ai primi contrafforti dell'altopiano iraniano, sarebbe avvenuta la domesticazione dei primi cereali, quali orzo e grano, e leguminose (pisello, cece, lenticchie e fava). Oggi è indubbio che alcune discendenze di “grano selvatico”, localizzate nelle montagne del confine sudorientale della Turchia, siano effettivamente le antiche antenate di alcune specie attualmente coltivate, alcune delle quali si sono lentamente disseminate ad Ovest, spingendosi fino all'Europa e ad Est, verso l'Asia, proprio a partire da quella zona.
Sebbene non si abbiano riferimenti precisi sull'origine dei cereali, essa è sempre stata considerata divina, frutto dell'unione primordiale fra i due elementi cardine, cielo e terra, o di un dramma mitico in cui sono presenti temi legati alla sessualità, alla morte e alla resurrezione. Il mito del sacrificio di un essere primitivo divino prende le forme più diverse nelle varie tradizioni religiose del bacino mediterraneo, spesso intrecciando fra loro suggestioni di provenienza remota con leggende autoctone.
Nell'antica Grecia il grano era attributo di Demetra la quale, secondo la leggenda, lo aveva donato agli uomini dopo il rapimento della figlia Core (nota anche come Persefone), da parte del consorte Ade, che la condusse negli inferi. Anche il mito del rapimento di Persefone è collegato ai cicli stagionali del grano, poiché la madre Demetra privò il mondo dei suoi preziosi frutti per tre mesi ogni anno, lo stesso periodo in cui la figlia rapita restava segregata, ed i chicchi sembravano morire sotto la terra in attesa della loro germinazione. In ricordo di questo mito c'era l'usanza di seppellire bamboline di spighe nei campi seminati.
Nella mitologia Babilonese, Tammuz, figlio di Ishtar, diventò lo spirito del frumento. Era un giovane dio che ogni anno moriva per poi tornare in vita, così come il seme scendeva nella terra per rivivere, germoglio, a primavera.
Osiride, risorto nell'apoteosi dell'immortalità, divenne il patrono della resurrezione e conseguentemente della vegetazione. Ancora una volta, statuette che lo riproducevano, composte da argilla, incenso e grano, venivano sepolte nel periodo della semina con un rituale elaborato per stimolare magicamente il raccolto. Questa pratica, diffusa anche nelle campagne europee fino all'ottocento, derivava dal mito egizio secondo cui, dopo aver regnato per pochi giorni come primo faraone, Osiride, figlio di Nut, dea del cielo, e di Geb, dio della terra, venne attirato in una trappola dal fratello Seth, personificazione delle forze caotiche e infere, per poi essere ucciso e smembrato. Ma grazie all'intervento della sorella-moglie Iside e del figlio Horo, egli poté resuscitare. Il suo corpo smembrato in quattordici parti, fu ritrovato e ricomposto da Iside. In questo modo Osiride poté risorgere e diventare Ra, signore dell'Oltretomba. Egli rappresentava la parte benefica, solare, facilmente associabile a ciò che nutre l'uomo, mentre Seth era la componente oscura e malvagia del mondo. Da allora il pane divenne il simbolo solare della vita, per cui se ne poneva una forma nelle sepolture o veniva raffigurato sulle pareti delle camere funerarie come assicurazione della sopravvivenza nell'aldilà. E' probabile che a questo mito si ispirassero anche le cerimonie della fertilità dei campi, in cui veniva rinnovato concretamente il sacrificio di Osiride, spirito del grano, e la semina del suo corpo fatto a pezzi: un modo per ricordare che le spighe sono sacre perché dirette discendenti del corpo della divinità. Non si tratta di un caso isolato: fertilità e morte sono due temi generalmente connessi nella tradizione agricolo-sacrale dell'antichità, per cui non era affatto sconosciuto tale vincolo di sacrificio del vecchio che avrebbe nutrito il nuovo.
Non meno affascinante, il racconto greco degli Argonauti, che narra dell'eroe Giasone alla guida di un manipolo di prodi nella spedizione che avrebbe dovuto portare in Tessaglia, nella Grecia settentrionale, il cosiddetto “Vello d'Oro”, manto di un leggendario montone dorato custodito nella Colchide, l'attuale Ucraina. Probabilmente il “Vello” altro non è che una metafora dei campi di grano di quella regione. Non a caso la prova finale dell'impresa dell'eroe consiste nel domare due feroci tori e attaccarli ad un aratro con il quale avrebbe dovuto arare un terreno mai dissodato prima. Avrebbe quindi dovuto seminarvi denti di drago di colore giallo dai quali sarebbero nati altrettanti draghi che, a colpi di spada, Giasone avrebbe dovuto sterminare. E' evidente la metafora con la semina e la mietitura del prolifico grano.
I frumenti hanno così conquistato il titolo di cereali addomesticati, coltivati e consumati dall'uomo da più antica data, tanto che spesso si parla del frumento come il “cereale della civilizzazione”. La coltivazione del frumento segnò il passaggio dal nomadismo pastorale alla fase sedentaria e agricola dell'uomo, sospingendo le prime società umane a forme di organizzazione più complesse. Mentre gli ortaggi potevano essere coltivati anche attorno ad un campo nomade, il frumento, nelle condizioni climatiche della valle del Tigri e dell'Eufrate, indusse i primi coltivatori a realizzare reti di canali per estendere la coltura, le prime città difese da mura per tutelare il raccolto, nonché ad organizzare eserciti e procurare schiavi da impiegare nei campi. In tal modo, il frumento ha dunque “costretto” l'uomo ad organizzare la società civile. Dalla mezzaluna fertile, le tecniche e la pratica della coltivazione del grano si diffusero in Egitto, dove si già produceva orzo, ma dove ben presto fu preferito il grano perché consentiva una migliore panificazione. Da Cleopatra a Roma, da Augusto al Medioevo, dai papi ai giorni nostri, non c'è dubbio che la storia alimentare dell'uomo si sia co-evoluta, e continua a farlo, con il Triticum. Da cacciatore/raccoglitore, l'uomo diventa agricoltore, imparando a selezionare le spighe migliori, forse le più grandi o le più dorate, iniziando il processo di domesticazione del Monococco e del Dicocco. Poi, per qualche ragione tecnico-pratica, passa al frumento, probabilmente perché spoglio o più produttivo. Era l'inizio del miglioramento genetico, inteso in senso stretto. Così come nella domesticazione di qualsiasi altra coltura primordiale, l'uomo ha imparato a selezionare le migliori spighe, le migliori bacche, i migliori frutti, in base ad alcune caratteristiche che si sono evolute insieme a lui ed insieme alle pratiche colturali che ha sviluppato e migliorato nel tempo.
Dal punto di vista genetico, nonostante i numerosi studi condotti a livello citogenetico e molecolare, l'origine dei frumenti coltivati è ancora ambigua e contraddittoria. Certamente derivano dai farri, ma finché non si conoscerà esattamente il genoma del frumento, non sarà semplice chiarire tutti i dubbi in proposito. Un lavoro non da poco, considerando che il genere Triticum ha un DNA costituito da 106.000 geni, un'enormità se paragonato a quello dell'uomo, per il quale se ne contano appena 20.000.

 

Oscar Grillo


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pagina modificata il: 17/03/2016


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