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Azzurro e Nero - Sandro Ferri

Azzurro e nero: per una bibliografia del noir mediterraneo di Sandro Ferri (editore e/o).

All'origine c'è la Bibbia, il primo libro nato sulle rive del Mar Mediterraneo, la prima grande raccolta di storie di crimini e violenze. Fin dal suo inizio, con l'omicidio di Abele da parte di Caino, il Libro dei libri dice che la storia di questo mare, di questo spazio, si sviluppa sotto il segno della violenza. Violenza fratricida, sopraffazione, saccheggio. Il crimine esiste, i suoi motivi sono tanti e risiedono nell'animo dell'uomo. S'inizia subito con un omicidio, ne seguiranno tanti, la storia del Mediterraneo è nera, come l'anima di Caino. Seguono l'Iliade e l'Odissea, due altre straordinarie antologie noir, repertori dei crimini più vari e atroci. L'Iliade canta le gesta della guerra di aggressione mossa dai Greci contro Troia, o se si preferisce, l'impresa degli eroi greci per riparare il rapimento criminale di Elena da parte di Paride. L'Odissea è invece soprattutto un libro di viaggi in cui l'eroe aspira a tornare a casa, ma sappiamo quanto questo viaggio sia costellato di misteri e assassinii. Le tragedie greche, con la loro forza di archetipi, confermano che la storia mediterranea, dei suoi abitanti, dei suoi dei, delle sue dinastie regnanti, è scritta con il sangue. Di più: se si prende l' Edipo re di Sofocle, abbiamo il primo romanzo noir. Patrick Raynal, direttore della più famosa collana di noir del mondo, la Série noire di Gallimard, ha affermato nel 1995, in un intervento pubblicato dalla rivista "Les Temps Modernes": "Se definiamo sommariamente la scrittura nera, l'ispirazione nera, come uno sguardo sul mondo, uno sguardo sul lato oscuro, opaco, criminale del mondo, attraversato dal sentimento intenso della fatalità che portiamo in noi per il fatto che l'unica cosa che veramente sappiamo è che moriremo, allora, effettivamente, io dico che Edipo è il primo romanzo noir". E' un altro francese, un maestro del noir mediterraneo, lo scrittore Jean-Claude Izzo, a ricordare in un breve saggio pubblicato nel 1999 nel "Nouvel Observateur", come Raynal ebbe il coraggio, o la sfrontatezza per certuni, di pubblicare nella Série Noire una riscrittura di Edipo re in chiave decisamente "nera": un uomo solo arriva in una città, tutti lo guardano, chiudono porte e finestre al suo passaggio, lui attraversa la strada e.."Visto così" - scrive Izzo -, "salta agli occhi l'evidenza delle filiazioni tra tragedia greca e romanzo noir. Nell'Edipo assistiamo a una ricerca di verità su se stessi. Nel romanzo noir, all'inizio in quello americano, è attraverso questa stessa prova che passano gli autori, parallelamente a un'indagine sulle condizioni sociali dell'uomo contemporaneo, che sono la forma moderna del destino". Izzo cita Albert Camus (L'exil d'Hélène, 1948): " Possiamo capire in questi luoghi che se i Greci hanno toccato la disperazione è stato sempre attraverso la bellezza e ciò che essa ha di opprimente. In questa infelicità dorata, la tragedia raggiunge il suo apice. La nostra epoca, invece, ha alimentato la propria disperazione nella bruttezza e nelle crisi. Perciò l'Europa sarebbe ignobile, semmai il dolore potesse esserlo". E Izzo conclude: "Il noir mediterraneo è l'accettazione fatalista di questo dramma che pesa su di noi da quando l'uomo ha ucciso suo fratello su una delle rive di questo mare". E una rilettura delle tragedie e dei classici greci in chiave criminale, di lotta per la conquista del potere, la troviamo oggi anche nei romanzi della scrittrice tedesca Christa Wolf: Cassandra e Medea. Il crimine, la violenza, dice Christa Wolf in queste sue opere, sono le fondamenta su cui poggia la grande civiltà mediterranea. Medea e Cassandra "investigano" e scoprono il crimine e i criminali che hanno fondato la nostra civiltà. Nel Mediterraneo. Il noir mediterraneo è dunque una ricerca di verità in un ambiente segnato da sempre dalla violenza fratricida ma anche, contemporaneamente, dalla bellezza; è uno sguardo sul lato oscuro e nero di questo spazio apparentemente solare e azzurro. Ciò che può sorprendere è come mai, dopo uno straordinario inizio letterario sotto il segno del noir, dello sguardo sul crimine, sul lato oscuro delle nostre esistenze - la Bibbia, l'Iliade, le tragedie greche -, le letterature del Mediterraneo abbiano distolto lo sguardo per oltre due millenni da questo destino di violenza della nostra area, dal suo lato oscuro. Nessuna delle espressioni letterarie maturate sulle rive del Mediterraneo nel corso di duemila anni ha privilegiato il lato oscuro, ha evidenziato il carattere tragico e violento, né ha sviluppato un interesse per l'indagine, per la ricerca della verità: non la letteratura dell'antica Roma, non quella araba nel suo periodo di splendore (corrispondente al nostro medioevo), non la poesia dell'amor cortese, non le canzoni di gesta, né la letteratura cavalleresca nelle sue versioni serie o parodistiche (si pensi a Cervantes, il quale, nonostante le sue peripezie biografiche molto mediterranee e tragiche - la perdita della mano nella battaglia di Lepanto, la riduzione in schiavitù ad Algeri e l'esperienza del carcere - sceglie per il suo capolavoro un genere alto, nobiliare, come la letteratura cavalleresca, e un registro umoristico e ironico per raccontare una tragedia), né le letterature francese, italiana, spagnola, del Seicento e del Settecento. La stessa marginalità - che quasi sempre si accompagna alla criminalità - trova forse la sua massima espressione letteraria nella letteratura picaresca spagnola, che esalta il carattere comico, gioioso, della vita dei marginali, ladruncoli, truffatori, violenti, ecc. Ci sono eccezioni: la poesia tragica di Villon sul mondo dei marginali nel medioevo; il racconto dell'efferata e, secondo lui, necessaria commistione tra politica e crimine nell'opera di Machiavelli;e, naturalmente, l'Inferno di Dante, grandiosa galleria di crimini e criminali. Ma sono forse gli unici tra i grandi ad aver affondato lo sguardo nell'abisso nero del crimine, della colpa, della violenza. C'è anche un'altra eccezione - come ha fatto notare Massimo Carlotto - che si sviluppa nell'alveo della letteratura popolare: il genere dei "banditi gentiluomini", dei masnadieri, da Robin Hood a Till Eulenspiegel; ma è una letteratura del nord Europa, non del Mediterraneo, e comunque non vi prevale l'aspetto tragico. Bisognerà aspettare l'Ottocento per avere dei grandi scrittori che si spingano a indagare nello spazio sociale e psicologico dove nasce il crimine. Anche qui è soprattutto un fenomeno del nord - Dostoevskij, Dickens, Poe, Stevenson, il romanzo gotico, poi i primi veri gialli moderni di Conan Doyle con il suo Sherlock Holmes. Ma i francesi guardano naturalmente anche al Mediterraneo: Dumas fa scaturire l'intrigo del Conte di Montecristo a Marsiglia e molti dei misteri del suo romanzo nascono nel nostro mare; Hugo, che certo resta scrittore essenzialmente romantico e nordico, scrive: "L'uomo che non medita vive nella cecità. L'uomo che medita vive nell'oscurità. Non abbiamo altra scelta che il nero". E in Italia abbiamo Francesco Mastriani che nei suoi Misteri di Napoli racconta, sulla scia del romanzo sociologico e socialisteggiante francese (Eugene Sue in particolar modo), il mondo della malavita napoletana: camorristi, ricchi sfruttatori, "strangolatori". E' il Novecento che vede la vera nascita (o rinascita) del noir mediterraneo. Ma anche qui bisognerà aspettare la seconda parte del secolo, prima che tutti i fili vengano tirati e che emerga forte la consapevolezza di questo filone letterario. Perché - come sappiamo - è prima in America che nasce il genere particolare di letteratura poliziesca che definiamo "noir". La definizione è evidentemente francese, ma è successiva (a partire dagli anni Cinquanta) alla pubblicazione e al successo dei primi grandi romanzi noir negli Stati Uniti. Chandler e Hammett sono i caposcuola di questo genere (che gli americani chiamano hard-boiled) che rovescia e sovverte i canoni del giallo tradizionale alla Agatha Christie. Nei loro romanzi non c'è più il poliziotto o l'investigatore che risolve l'enigma e rimette tutto in ordine. Qui il caos regna prima e dopo, indipendentemente dall'esito dell'inchiesta, perché l'autore è consapevole che le regole del mondo esterno sono quelle della prevaricazione, dell'ingiustizia, della violenza. Tutto ciò - è stato detto da più parti - corrisponde alla presa di coscienza di una realtà creata e manipolata da un capitalismo spietato, dove i confini tra legalità e illegalità sfumano, con lo sviluppo di grandi metropoli, vere giungle d'asfalto, ai cui margini vive una massa d'individui poveri, disperati, pronti a tutto pur di sopravvivere. E' un autore francese, Jean-Patrick Manchette, il primo a teorizzare negli anni Settanta le caratteristiche del noir contemporaneo. "E' proprio lui - scrive Valerio Evangelisti nell'intervento "Nero come la Francia" pubblicato sulla rivista "Pulp" - a teorizzare l'ingresso della criminalità, in un'epoca di rivoluzioni fallite, tra le componenti normali sia del potere politico che del sistema economico, fino a impregnare il vivere comune. Per cui il noir, prima negli Stati Uniti (con Hammett, McCoy, ecc.) e poi nel resto del mondo, cessa di rappresentare una narrativa di evasione e diviene la letteratura del proprio tempo, pulsante al suo ritmo e macchiata di sangue come il reale in cui è immersa. La sua cifra è il pessimismo; la sua arma una disincantata sincerità. E spesso dietro questi sentimenti si cela l'indignazione morale di uno scrittore che avrebbe voluto rovesciare il mondo, ma che, non essendovi riuscito, deve limitarsi a descriverlo ponendone in evidenza le aberrazioni". Ma si tratta quindi ancora di una letteratura americana, nordica, legata a condizioni sociali che non sono ancora quelle del Mediterraneo nella prima parte del secolo: metropoli, sradicamento, solitudine, dissolvimento dei legami familiari. Gli autori che nell'area mediterranea iniziano a posare uno sguardo noir sulla realtà sono ancora influenzati da un ambiente con caratteristiche ben diverse: forti legami famigliari e di clan, comunità chiuse legate a un territorio, scarso sviluppo urbano. Non è un caso che Albert Camus, il cui Straniero è considerato da Jean-Claude Izzo il romanzo contemporaneo fondatore del noir mediterraneo, sia invece uno dei pochi scrittori sradicati del Mediterraneo, un pied-noir, ossia un francese di Algeria "emigrato" in Francia. Camus porta nella letteratura contemporanea - riporta, si dovrebbe forse dire - elementi antichi e dimenticati della tradizione di questa area geografica: il senso dello sradicamento, legato alle forti e continue migrazioni che hanno caratterizzato la storia del Mare Nostrum, il destino di tragedia che pesa sugli individui, la "tenera indifferenza del mondo" davanti alla solitudine e alla sofferenza di questi individui, l'esplosione della violenza. Leonardo Sciascia è un altro autore mediterraneo nella cui opera domina la ricerca della verità e il racconto di una società dominata e corrosa dalla mafia. Molti dei suoi libri sono dei veri e propri gialli, tra i primi da noi a portare questo genere considerato "basso" ai piani nobili della letteratura "alta". Contrariamente a Camus, nei suoi romanzi Sciascia racconta sì il crimine, la violenza, la mafia, ma dentro un ambiente rimasto sostanzialmente fermo nel tempo e nello spazio: la sua Sicilia è un territorio dove prevalgono le antiche usanze, una criminalità che non si è "evoluta", senza sradicamenti né contaminazioni dall'esterno. Se si vogliono ritrovare quegli elementi più moderni che fanno il noir contemporaneo, bisogna piuttosto guardare nelle letteratura del Mediterraneo orientale. Tra gli autori del Levante, mediorientali, egiziani, anche balcanici, è più vivo il senso tragico della vita e anche la condizione di sradicamento e di moto perenne. Un autore come Panait Istrati, figlio di madre rumena e di padre contrabbandiere greco, cresciuto nei porti del Mar Nero, in ambienti cosmopoliti, avventurosamente approdato in Francia trovandovi una provvisoria patria d'adozione e una lingua per scrivere, rende bene questa componente fondamentale della vita mediterranea costituita dalle migrazioni, dagli incroci culturali. Inoltre i suoi personaggi sono dei sottoproletari, oppure marinai, contrabbandieri, che trovano nei porti mediterranei lo scambio commerciale e umano, ma anche la violenza e l'odio per il diverso. E nella letteratura mediorientale è abbastanza facile trovare questo tipo di ambienti e personaggi: porti, viaggiatori, marinai, contrabbandieri. I romanzi dell'egiziano Albert Cossery, cairota trapiantato a Parigi nel dopoguerra, raccontano il mondo della marginalità e della piccola criminalità dei suk della capitale egiziana e traggono da questo mondo ispirazione per una filosofia e per un elogio dell'ozio e della devianza. L'israeliano Benjamin Tammuz, russo trapiantato da bambino sulle rive del Mediterraneo orientale, coglie nei suoi romanzi, in particolare nel Minotauro, sia il senso del mistero che avvolge la vita dei popoli che vivono attorno a questo mare, sia lo scontro feroce che li oppone e che alimenta la violenza che è un tratto caratteristico della sua storia. In Grecia sono almeno due gli autori che aprono la strada al nuovo noir: Vasilis Vasilikos in Z e Yorgi Yatromanolakis in Storia di una vendetta raccontano il primo l'aspetto politico del crimine e il secondo quello antropologico, legato a un'istituzione della tradizione mediterranea della violenza: la faida. Questi autori preparano dunque il terreno per l'avvento a fine secolo del vero e proprio noir mediterraneo. E' vero, infatti, come abbiamo detto, che il noir arriva in Europa dall'America negli anni Settanta attraverso la Francia, ma è anche vero che gli autori francesi di questo filone sono ancora influenzati da atmosfere e situazioni sociali profondamente nordiche, da capitalismo maturo. Sia gli antesignani di questo importante movimento francese - Albert Simenon (che non a caso era belga), Leo Malet, Boris Vian - sia i veri e propri esponenti del noir francese a partire dagli anni Settanta - Jean-Patrick Manchette, Didier Daeninckx, Pierre Siniac, Serge Quadruppani , e tanti altri - raccontano le metropoli (quasi sempre Parigi) di un capitalismo maturo, piuttosto sedimentato anche nello scontro sociale e interetnico (dove si sa sin troppo bene chi ha vinto). Sono autori, a differenza di quelli americani, in cui prevale una forte consapevolezza politica che nasce quasi sempre dal Sessantotto, il pessimismo di chi non è riuscito a cambiare il mondo e lo racconta quindi in tutta la sua bruttezza, con le ingiustizie, i poteri occulti, il marcio nascosto nei palazzi, la disperazione dei bassifondi. A volte con il cinismo dei disillusi, sempre con la simpatia per i perdenti e con un'immutata ansia di verità e giustizia, malgrado le delusioni politiche. Ma il Mediterraneo è ancora lontano da questi libri. In essi mancano anzitutto lo scenario, i colori e gli odori. La violenza nasce nel grigio delle periferie costellate di stabilimenti industriali, nel freddo delle notti delle città del nord Europa. Non c'è la sorprendente violenza mediterranea, che nasce nell'accecamento per il sole troppo forte, non ci sono le passioni feroci del sud, non c'è quella bellezza opprimente, quell'infelicità dorata, di cui parlava Camus, non c'è il pullulare di popoli ed etnie che si affacciano sul Mediterraneo, da sud e da est, per reclamare la loro parte di ricchezza, non ci sono l'azzurro e il nero, i due colori del Mediterraneo come ha scritto Izzo. Uno dei primi autori che consapevolmente ha scritto dei noir mediterranei è forse lo spagnolo Manuel Vazquez Montalban. Al centro dei suoi romanzi c'è un grande porto mediterraneo: Barcellona. In essi una parte importante hanno il cibo, la gastronomia, i piaceri della tavola e della vita sulle rive del Mediterraneo, quell'arte antica di vivere che ha raggiunto nella nostra regione il suo apice. C'è poi una dimensione politica forte, legata ai conflitti passati e presenti di quest'area. Queste caratteristiche le ritroviamo pochi anni dopo negli autori che hanno consolidato il successo del noir mediterraneo (Izzo, Khadra, Martin, Carlotto,), ma in Vazquez Montalban rimangono ancora in un contesto tutto sommato non tragico, spesso anzi apertamente di commedia, dove prevale il gioco del romanzo poliziesco tradizionale e la conoscenza della realtà criminale è poco sviluppata. Sono le stesse caratteristiche che ritroviamo nei romanzi di Andrea Camilleri, dove più che la realtà criminale siciliana conta la commedia di costume, il gioco sul dialetto siciliano, sugli usi e costumi della regione. E un altro autore italiano, il napoletano Peppe Ferrandino, sembra anche lui essere su questa scia, dove la realtà è reinventata, dove i nuovi conflitti e le nuove realtà criminali del Mediterraneo interessano più come spunti per raccontare qualcosa d'altro che come terreni per un approfondimento. Sempre su questo versante più giocoso, meno drammatico del giallo mediterraneo, troviamo le inchieste dell'ispettore Alì scritte dall'autore marocchino Driss Chaibri, che con ironia e umorismo ci portano tra delitti e omicidi commessi sull'altra sponda del nostro mare; mentre in Israele troviamo l'apporto originale del noir psicologico e ricco di humour nero di Edna Mazya e i gialli tradizionali di Batya Gur che ben descrivono vari aspetti della società israeliana. Una terza donna, Shulamit Lapid, rafforza questa componente femminile del noir israeliano, unico caso nelle letterature del Mediterraneo. Un'altra tra le rare scrittrici noir dell'area è la napoletana Elena Ferrante che ha scritto, con L'amore molesto, un romanzo che coglie appieno la tragicità e la violenza dell'antica tradizione mediterranea. In Spagna negli anni più recenti abbiamo due importanti autori che, pur non rientrando precisamente nel genere noir, colgono nella realtà e nella storia del loro paese e dell'area mediterranea elementi di mistero, di violenza e di crimine: Arturo Perez-Reverte e Juan Manuel de Prada. Quest'ultimo, in particolare, oltre a essere l'autore di un "giallo" ambientato in una Venezia nerissima (La tempesta), ha scritto un romanzo, Le maschere dell'eroe, che racconta gli ambienti marginali della letteratura spagnola, quella boheme al confine tra poesia e crimine, che annuncia, precede e accompagna la guerra civile, mentre in un altro, Las esquinas del aire , mette in scena una vera e propria indagine per scoprire il mistero di una scrittrice dimenticata, definendola "biografia detectivesca". Ma dove irrompe veramente la violenza, riallacciandosi così all'antica tradizione dimenticata della tragedia mediterranea, è invece nei romanzi del marsigliese Jean-Claude Izzo, dell'algerina Yasmina Khadra, del catalano Andreu Martin, del greco Petros Markaris , degli italiani Massimo Carlotto , Carlo Lucarelli, Maurizio Braucci. Nei romanzi di questi autori, storie nate nei porti di Marsiglia, di Algeri, di Barcellona, di Napoli, nelle zone di confine come il nordest italiano, c'è una comune consapevolezza: il Mediterraneo è diventato, o ridiventato, area privilegiata di scontri, di conflitti politici ed etnici, luogo di saccheggio e di sopravvivenza, di migrazioni drammatiche, di guerre, di concentrazione d'interessi colossali. Sul Mediterraneo convergono gli appetiti delle criminalità slave, cinesi, nigeriane, che si uniscono e si scontrano con quelle autoctone, la mafia siciliana, la camorra, il milieu marsigliese, i maghrebini; inoltre sempre più gli interessi criminali si mescolano a quelli "legali", "rispettabili", creando un intreccio opaco e difficilmente aggredibile. Una realtà in continua trasformazione sotto la spinta di nuove migrazioni e di nuovi interessi criminali, caratterizzata anche, come ha notato Massimo Carlotto, dalla mancanza, nei paesi dell'area, di una cultura dell'indagine e della tutela del luogo del delitto, cosa che costringe ad affidare la soluzione dei casi alla capacità dell'investigatore di muovere le pedine informative all'interno dei vari ambienti marginali o illegali (pentiti). Questa realtà crea una materia incandescente per la creazione letteraria, una situazione in cui è ulteriormente accentuata l'ambiguità, la confusione del confine tra bene e male, tra buoni e cattivi, che già caratterizzava il noir fin dalla sua nascita negli Stati Uniti. I personaggi di questi romanzi possono essere indifferentemente poliziotti (piuttosto ex poliziotti), investigatori privati, piccoli criminali, ma sono tutti consapevoli della crescita minacciosa di un potere politico-economico connivente con la criminalità, oppure inefficiente di fronte ad essa, o ancora speculare ad essa nei metodi di azione. E questi personaggi sono schierati dalla parte delle vittime di questo intreccio tra interessi legali e illegali: immigrati, detenuti, perdenti. Il loro vero scopo non è più quello di risolvere un caso o trovare un colpevole (anche se a volte questo è il motivo di partenza della loro indagine), ma è quello di usare i mezzi a loro disposizione, a volte anche illegali, per proteggere i deboli e dar fastidio ai potenti. Sono romanzi ambientati nei porti, nelle città di mare, ma anche, come ad esempio nel caso del nordest di Carlotto, in zone di crocevia di grandi movimenti, scontri e accumulazione di ricchezze (preziose sono in questo senso le pagine di Fernand Braudel sulla storia di Venezia come luogo di accumulazione di ricchezze provenienti dall'oriente tramite il Mediterraneo, che ci ricordano come la centralità di questa città e del suo entroterra nella storia del Mediterraneo sia ritornata d'attualità). Lo sguardo degli autori del noir mediterraneo su questi luoghi, su queste città, su questo mare, è uno sguardo nero e pessimista, di chi vede la bellezza delle proprie città e del proprio mare sfigurata dall'assalto criminale. C'è sempre in questi autori un dualismo fortissimo tra un'arte di vivere mediterranea fatta di cibo, vino, convivialità, amicizia, solidarietà, cielo azzurro, mare pulito, da una parte, e violenza, corruzione, avidità, sopraffazione dall'altra. C'è un rimpianto per ciò che il Mediterraneo avrebbe potuto essere (l'Algeri di Khadra deturpata dalla violenza del potere e del fanatismo, la Marsiglia di Izzo divorata dall'avidità delle speculazioni e dal razzismo del Fronte nazionale, l'Italia di Carlotto offesa da una giustizia che non funziona, ecc.)









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